I bambini a processo

1 Marzo 2019

Banksy, nuova opera in una scuola

[Gianfranca Fois]

Ancora una volta la destra ci riprova. È stato depositato dalla Lega, lo scorso 7 febbraio, presso la Commissione Giustizia della Camera il disegno di legge n.1580 con la richiesta di modificare la legge 448 del 1988 sul processo penale per i minori. La modifica introduce l’abbassamento dell’età imputabile da 14 anni a 12 e l’eccezione alla regola della diminuzione di pena nel caso del reato di associazione mafiosa commesso dai minorenni.

Questo disegno nasce sull’onda di alcuni fatti di cronaca che hanno visto come protagonisti minorenni (in particolare Rom) e baby gang. E come tutto ciò che nasce sull’onda emozionale rischia di non risolvere niente, soprattutto se come unico suggerimento di prevenzione si richiama l’ora di educazione civica nelle scuole.
Il discorso naturalmente è molto più complicato e articolato e chiama in causa il fatto che la destra italiana di fronte ai problemi tipici di una società variegata e complessa come l’attuale e di fronte alle grandi sfide della modernità, cambiamenti climatici, fenomeni migratori ecc., sa tirare fuori solo l’arma della repressione come se vivessimo in una società contadina di due secoli fa.

Così è anche ciò che si vuol fare con questa proposta, è evidente invece che si tratta di problemi da affrontare con intelligenza e sensibilità, preparazione e competenza. Per quanto riguarda i minori in generale bisogna anzitutto sottolineare che l’Italia ha una percentuale di reati commessi da questi più bassa di molti paesi, compresi quelli che prevedono il processo sin dai 12 anni d’età. Secondo una statistica del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’Infanzia e l’Adolescenza il nostro paese all’inizio del 2000 aveva il più basso tasso di delinquenza minorile rispetto ai paesi europei e agli Stati Uniti. Non solo ma anche un tasso di recidiva più basso.

Dai dati dello stesso Ministero della Giustizia si evidenzia che la delinquenza minorile nel nostro paese ancora oggi è stabile o in calo. Nel disegno di legge si segnala, per giustificare la richiesta, anche la precoce adultizzazione dei bambini, e se questo può essere vero, ma nel testo non si fa riferimento ad analisi scientifiche che lo dimostrino, non sempre è accompagnata da una crescita sul piano emozionale-affettivo e cognitivo.

Gli esperti ritengono che prima dei 14 anni un minore non possa essere considerato capace di intendere e volere, non è cioè responsabile delle sue azioni, la sua identità infatti è ancora indefinita e il suo processo evolutivo è ancora pesantemente influenzato dal contesto sociale, familiare in cui cresce. Insomma, non si possono far ricadere sui piccoli le incapacità dei genitori o dello Stato che destina sempre meno risorse alla prevenzione del disagio e alla formulazione di seri progetti educativi per l’accompagnamento dei minori in difficoltà verso comportamenti diversi o della società che mette in essere forme di isolamento e marginalizzazione.

Terrie Moffitt, una delle più quotate criminologhe americane, ad esempio ha individuato, nel corso delle sue ricerche, grosso modo due categorie, da una parte c’è chi comincia a delinquere da piccolo e prosegue tutta la vita, in questi casi l’origine del disagio si trova nei processi di sviluppo neurologici in età infantile, accompagnato da un contesto sociale povero e deprivato, condizioni degradate del quartiere di appartenenza, maltrattamenti, legami familiari compromessi. Sono pochi, recidivi e patologici.

Per gli altri invece, di gran lunga più numerosi, si tratta spesso di una risposta non appropriata al disagio psicologico tipico della fase prepuberale o adolescenziale. Questi sono in grado di desistere dai comportamenti devianti nel momento in cui crescono e diventano adulti veri. Perché questa transizione abbia successo bisogna evitare che il percorso sia compromesso da denunce penali, carcere, fallimento degli studi. Si rende quindi necessario analizzare e conoscere bene la situazione personale, familiare, sociale di ciascun ragazzo in modo da poter intervenire con cognizione di causa e con sensibilità in maniera diversa per ognuno, per aiutarlo nella costruzione della sua personalità e nel suo recupero.

Si capisce perciò l’importanza e la delicatezza di questa fase di passaggio che la proposta della Lega rischia di far saltare e di determinare così un maggior numero di persone che delinquono. Contro questa proposta c’è stato il parere negativo dei giudici dei tribunali minorili e di tutti coloro che lavorano sul campo. Bisognerebbe però che ci fosse un coinvolgimento anche dei cittadini non direttamente interessati perché al governo spira un clima giustizialista retrogrado, basta vedere, nella proposta di riforma della giustizia, la chiusura manifestata verso ogni forma di pena che non sia il carcere.

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