Il “mistero” del sistema telerilevamento degli incendi in Sardegna

1 dicembre 2018
[Stefano Deliperi]

Ogni anno la Sardegna viene percorsa dal fuoco, seppure in misura variabile. Spesso e volentieri colpevolmente o dolosamente. Da anni esiste in materia un grande mistero: il sistema di telerilevamento degli incendiLa domanda fondamentale è questa: funziona e può garantire un valido aiuto alla lotta agli incendi oppure no? Ecco la sua storia, per quanto è stato possibile ricostruire. Le prime sperimentazioni del sistema di telerilevamento degli incendi vennero effettuate dalla Teletron s.r.l. nel 1984 in Sardegna (Monte Cidolai, Arzana), grazie a fondi comunitari e regionali. L’impianto sperimentale venne collaudato e diede buona prova.

Il nostro oggetto misterioso venne in seguito realizzato in base alla legge n. 38/1990, con cui il Governo stanziò per la prevenzione degli incendi boschivi in Sardegna, Sicilia e Liguria ingenti fondi pubblici, di cui circa 38 miliardi di lire per l’appalto e la realizzazione di sistemi elettronici di prevenzione degli incendi in Sardegna. La Regione autonoma della Sardegna mise altri 9 miliardi di lire, mentre altri 5 miliardi di lire vennero stanziati da Due comunità montane. Alla fine del 1993, risultavano operativi in Sardegna 25 impianti locali di monitoraggio con 9 sale operative, a cui ne seguirono altri 25.

Secondo quanto programmato, i sistemi di monitoraggio ambientale, tecnologicamente operativi con telecamere all’infrarosso, coprirebbero la gran parte delle aree più importanti sul piano naturalistico e ambientale, in grado di rilevare principi di incendio a distanze sino a 20 chilometri, con copertura nell’infrarosso continua. Possono identificare con tecnologia mista il fumo di giorno, il tutto entro tre minuti dall’insorgere dell’evento e geolocalizzare sul sistema cartografico il luogo di sviluppo del focolaio. Possono, quindi, esser utili anche per le indagini di polizia giudiziaria e per la pianificazione degli interventi a difesa del territorio.

I primi impianti, operativi nelle aree di Lanusei, dei Sette Fratelli e di Neoneli, avrebbero dimostrato sensibile efficacia, visto che ben l’85% degli incendi si sarebbero verificati al di fuori della portata dei sensori di rilevamento. Eppure i processi di collaudo e messa in opera rallentarono. Nel 2003-2004 la Regione chiese alla stessa Teletron l’aggiornamento tecnologico di alcuni impianti già definitivamente collaudati, investendo altri 850.000 euro. L’aggiornamento sarebbe stato completato, ma i 50 impianti dell’R.T.I. Alenia Progensar Teletron sarebbero stati in buona sostanza abbandonati a partire dal 2005 per motivi non conosciuti.

Eppure sembra che la Regione continui a pagare ben 250 mila euro all’anno solo per mantenere le frequenze radio del sistema. La Sezione di controllo della Corte dei conti per la Sardegna effettuò una specifica indagine di controllo sulla gestione (legge n. 20/1994 e s.m.i.), indicando (deliberazioni n. 3/2001 del 5 gennaio 2001 e n. 18/2013 del 31 ottobre 2013) una cospicua serie di difficoltà di ordine burocratico e organizzativo per il positivo utilizzo del sistema. Attualmente nessun impianto è in funzione, anzi sarebbero stati oggetto di furti e atti di vandalismo.

Nei giorni scorsi una novità di rilievo: il Tribunale civile di Cagliari, con sentenza n. 2879/2018 del 20 novembre 2018, ha condannato la Regione autonoma della Sardegna al pagamento di euro 40.392,60 più gli interessi legali, I.V.A. e importi di cassa professionale in favore di ognuno dei cinque componenti della Commissione di collaudo del sistema di monitoraggio elettronico e di sistemi di comando e di controllo per la prevenzione degli incendi nelle zone boschive, disapplicando la determinazione n. 50 del 11 febbraio 2008 “di diniego dell’approvazione degli atti di collaudo” emanata dal direttore del Servizio vigilanza e coordinamento tecnico del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.

Infatti, afferma il Tribunale, “sulla base della condivisibile valutazione tecnica del consulente, si deve ritenere che l’opera fosse collaudabile e la detrazione congrua, appare inequivocabile come il risultato raggiunto sia conforme sotto il profilo tecnico e giuridico e debba escludersi la sussistenza di un pregiudizio per la stazione appaltante; da ciò consegue l’illegittimità della determinazione n. 50 dell’11.2.2008, con la quale il Direttore del Servizio Vigilanza e coordinamento tecnico del Cfva ha denegato l’approvazione degli atti di collaudo e, per l’effetto, la sua disapplicazione”.

Alla spesa complessiva di euro 201.963,00 più interessi legali, I.V.A. e importi di cassa professionale si aggiungono anche euro 29.546,00 di spese legaliViene da se che il sistema di telerilevamento degli incendi era collaudabile, com’è stato collaudatoFin da dieci anni fa. Analoghi sistemi di telerilevamento degli incendi sono operativi in varie altre aree naturali, per esempio nel parco nazionale del Pollino, nel parco naturale regionale delle Madonie, nel parco regionale dell’Appia Antica, nel parco naturale regionale di Vejo.

A questo punto, a fronte di oltre 25 milioni di euro di fondi pubblici al valore attuale già spesi nel corso degli anni, la minima esigenza di trasparenza vorrebbe che la Regione autonoma della Sardegna dicesse e dimostrasse una volta per tutte se il sistema di telerilevamento degli incendi sia o meno efficace, contribuendo così concretamente alla salvaguardia dell’Isola. Insomma, funziona o no? E’ troppo chiedere trasparenza? Ce lo chiediamo da tempo e sarebbe ora che vi sia una risposta pubblica, puntuale e precisa.

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