Il noce e Garibaldi

16 Maggio 2011

Rita Atzeri

“Quando mi parli ti trasogninei tuoi suoni, mi guardi e non ti accorgi che sto per affogare. Mi lasci solanel mio schiumoso mare.” E’ una quartina di uno splendido libro di poesie di Patrizia Cavalli, “Sempre aperto teatro”, edizioni Einaudi.Le parole… con quanta leggerezza le pronunciamo e quanto poco ci soffermiamo a coglierne la bellezza dei suoni e la densità dei significati…Mi piacerebbe fare una riflessione sulle parole, sul come loro siano in grado di imprimere in noi bellezza, quando usate sapientemente… Un miracolo che ciascuno, se bene educato, è in grado di compiere.
Uno stupore straordinariamente emozionante quando lo cogliamo tra le pagine dei libri, che può tramutarsi in furore civile, se quei libri sono scritti da chi ha a cuore la città in cui vive, il proprio tempo, gli uomini e la natura in genere.Voglio invitarvi a leggere due libri, scritti da due persone a me molto care, due uomini coraggiosi, che danno testimonianza con l’esempio della loro vita e la forza dello loro scelte: Giorgio Todde e Giuseppe Maria Continiello.
Giorgio Todde è uno scrittore, un medico oculista, un fustigatore, nei suoi interventi su La Nuova Sardegna, di palazzinari, imprenditori, speculatori, politici intenti a cambiare il volto delle città, cancellandone il patrimonio storico e archeologico; intenti a deturpare, distruggendole, le ricchezze dell’ambiente naturale pur di realizzare i loro profitti.
“Il noce. Scritti sull’isola rinnegata” è il testo edito da Il Maestrale che raccoglie questi articoli. Si apre con la frenesia metrocubista di quei sindaci << .. che per ogni spiaggia e promontorio urlano, come un feroce grido di guerra, che vogliono “valorizzare questa spiaggia o quel promontorio” senza aver compreso che nulla in Natura ha bisogno di essere “valorizzato” da loro e da nessun altro perché tutto quello che è naturale contiene in sé un infinito valore.>>, per chiudersi  con un’appendice dedicata all’affaire Tuvixeddu: le due colline di Tuvixeddu e Tuvumannu passano da cimitero fenicio, punico e poi romano, da luogo di culto paleocristiano a cave di calcare  utilizzate dagli inizi ‘900 per la costruzione di Cagliari, per arrivare, nel caso di Tuvixeddu, negli anni ’70, ad essere diviso in due da un canyon scavato dall’Italcementi. Degli anni ’80 e ’90 il progetto edificatorio sui due colli, che ha interessato tribunali civili, amministrativi e penali.<<… Archeologi, studiosi, giornalisti della carta stampata e di televisioni nazionali ed europee… si scandalizzeranno per la sfacciata invasività dei progetti e per il poco amore dimostrato dalla città per il suo sito sacro. Tuvuxeddu, però, non è solo deturpata “da vicino”.Oggi la vista del colle è preclusa anche da brutti palazzoni, vezzosamente chiamati “I fenicotteri”…>>L’impegno per la difesa di Tuvixeddu ha portato Todde a confrontarsi di recente, in occasione dell’edizione 2011 di monumenti aperti, con la scrittura teatrale nella stesura di un breve atto unico, protagonista un certo Dante Caria Quarto, pallido abitante dei sepolcri, che dalla galleria di via Vittorio Veneto, dove vive, intervistato da una giornalista, rimpiange la sua Tuvixeddu e i luoghi “cambiati” di Cagliari: la Scala di ferro; l’anfiteatro romano; Buoncamino, prima che costruissero quel palazzo chiamato Belvedere, via della Pineta quando c’erano i pini; viale Sant’Avendrace quando c’erano gli alberi e le casette basse; <<… il Poetto bianco, bianco, che faceva luce anche la notte…>>, che <<… adesso è una strada asfaltata.>>; via Roma <<..prima che costruissero quei palazzacci alti alti; lo stagno di Santa Gilla dove si pescava di tutto e dove oggi hai tutto costruito in riva, pale eoliche, gru giganti <<… in un porto canale che è più deserto del cimitero la notte.>>Una lettura e un ascolto che non possono non portare al desiderio di essere paladini dei luoghi in cui si vive.
E un paladino, un cavaliere della Storia è Giuseppe Maria Continiello, dottore di ricerca in Storia, Istituzioni e Relazioni internazionali dell’Asia e dell’Africa, che collabora con la cattedra di Storia contemporanea della Facoltà di Scienze politiche di Cagliari.
Uno studioso vero, uno storico di rango che segue le tracce del passato fin nei luoghi dove quello ieri si è creato. La sua ricerca lo porta in Libano, Siria, Tunisia, Marocco, in Grecia nella Repubblica monastica del Monte Athos. Perché quelle tracce hanno bisogno di essere ri – scoperte, collocate nel quadro del nostro presente, lette sotto questa luce a spiegare il senso delle rivoluzioni liberali di Tunisia, Libia, Egitto, Siria ad interpretarne le conseguenze per l’occidente europeo in un bacino Mediterraneo, con flussi di migrazione e profughi destinati a moltiplicarsi sempre più.
E quando lo svelamento avviene la riflessione va condivisa, divulgata: con la formazione generosa e inesausta degli studenti; con il moltiplicarsi delle lezioni nei licei, ma anche nelle università della Terza Età. Perché è lo sguardo attento di tutti che occorre per scrivere un domani di integrazione. E allora bisogna ricordare di quando a varcare il mare erano gli italiani, di quando proprio il nord-Africa, la Tunisia, da cui tanti giovani sono arrivati anche in Sardegna il mese scorso, è stata per noi terra d’accoglienza.Di Continiello nei 150 anni dell’Unità d’Italia vi invito a leggere “Garibaldi, mille volte, mille vite”, edizioni AM/D. Il libro raccoglie saggi scritti da giovani ricercatori che dell’eroe dei due mondi restituiscono un’immagine viva, emozionante, vera. Una lettura che scalda il cuore e che soffia sul fuoco di quel Risorgimento, che ancora attende di essere portato a compimento. <<… Forse tu eri magnifico, incendiato, di un vero caso, magnifico nel tuo barattare rondini per formiche.>> E’ Amelia Rosselli. Parole che incendiano, ne abbiamo bisogno per il nostro quotidiano.

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