La primavera di Cappellacci

16 Luglio 2009

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Mario Cubeddu

La manifestazione sindacale unitaria del 10 luglio “è iniziata con l’inno della Brigata Sassari e finita con quello di Mameli.” Proprio come le manifestazioni del centro destra in Sardegna. Non sembra casuale quindi il coro unanime di approvazione per l’operato del Governatore Ugo Cappellacci. Ha fatto tutto quello che doveva, manca solo un pizzico in più di concertazione, con la presenza delle tre sigle sindacali accanto ai politici al tavolo delle trattative col Governo a Roma. Si scrive quindi a Napolitano perché Berlusconi intenda. Tutti d’accordo, tutti contenti, le immagini di gioia che vengono trasmesse in televisione non corrispondono alla rabbia e alla tragedia che i giornali vorrebbero evocare. E soprattutto non ci sono colpevoli, tranne forse quella voce inopportuna e fuori dal coro che grida in faccia al Governatore: “Burattino!”  Ma interviene subito Paolo Fadda a rassicurarlo. “Uno sciopero per, non contro” ci hanno tenuto a precisare. Non contro la Regione amica, quella di Cappellacci appunto. Paradossalmente la crisi e l’emergenza lo favoriscono, dopo mesi in cui sembrava boccheggiare. Come il terremoto e le sciagure ferroviarie permettono a Berlusconi di sovrapporre la sua faccia alle disgrazie altrui, eliminando ogni lettura critica della realtà, così  la crisi industriale in Sardegna ricompatta tutti nella rivendicazione dell’intervento dello Stato. E’ difficile dopo pochi mesi fare il bilancio di un progetto e di un’azione politica. Questa Giunta non ha apparentemente un’identità precisa. C’è di tutto: documenti letti in occasioni ufficiali dal Governatore, ma scritti da scrittori ombra di area che un tempo si sarebbe detta neosardista, che sembrano  chiamare i sardi all’indipendenza. In linea con simili propositi velleitari dei sardisti appena approdati all’area di centro-destra. C’è poi l’inevitabile contentino dato ai cacciatori, non si sa con quanta soddisfazione di questi e delle loro mogli per i mesi interminabili di caccia grossa. Certo con l’indignazione di chi per mesi deve stare lontano dalle campagne e dai boschi,  se vuole evitare gli improperi e le fucilate dei cacciatori. C’è la lunga campagna di “consultazione” dei Comuni e degli altri enti sulla politica urbanistica e paesaggistica. Come se non avessimo già sentito l’approvazione preventiva di Cappellacci al “Piano Casa” di Berlusconi. Si è detto che la politica sarda, la costituzione materiale  cui fa riferimento la sua classe dirigente, ruota intorno a tre M: massoneria, medicina, mattone. Questi settori sono al centro dell’attenzione di questa Giunta. Naturalmente, più una cosa in Sardegna è importante e meno se ne deve parlare. Dove ci sono interessi fondamentali in gioco, lì deve regnare una fresca penombra che favorisce gli affari. Silenzio, complicità diffusa a tutti i livelli e in tutte le  aree politiche e culturali. Se un deputato siciliano riconosce lo scempio di Tuvixeddu, Mariano Delogu gli dirà subito: ma perché non ti fai gli affari tuoi? I provvedimenti in campo edilizio stanno maturando mentre si consolida la presenza in Regione del nuovo gruppo dirigente con rimozione di presenze non gradite e misere rivalse. Della sostanza di questa Giunta si possono avere solo impressioni. Partendo per esempio da una foto e da alcuni dati statistici. Guardate l’immagine della conferenza stampa convocata dal Presidente della Regione sarda  per annunciare il disimpegno dell’ENI e un futuro di disoccupazione per migliaia di operai sardi. Ugo Cappellacci, giacca e camicia sbottonata, senza cravatta, è in netto primo piano, proteso in avanti sul tavolo, mentre gli Assessori stanno un passo indietro, anche se in realtà sono tutti seduti. Accanto a lui tre donne e un uomo. Questo è il vero uomo forte di questa Giunta, l’assessore al Bilancio La Spisa. Guarda il Presidente con l’attenzione e la sollecitudine di chi affianca e protegge. Poi ci sono tre donne. Tre donne dall’aspetto serio e antico. Nel segno dell’attenzione alle donne cominciata dalla Giunta Soru? Informalità, presenza femminile, vuoi vedere che, come spesso avviene, gli elementi di comunanza dell’epoca sono forti almeno quanto quelli divaricanti degli schieramenti? Tra le donne c’è di sicuro l’Assessore che ha tagliato i fondi a Cabudanne de sos poetas. Chissà per quale motivo. Ma hanno un’aria per bene, come tutti, del resto. Sanno molto di parrocchia e oratorio, anche se una di loro è figlia del defunto capo della Massoneria. Niente di simile, né alle veline sbarcate da qualche tempo in gran numero nell’isola, né alle giovani e graziose donne incluse nelle liste dai diversi schieramenti. Donne sarde normali che si impegnano in politica, guidate in genere dalla proposta di impegno politico e sociale della Chiesa.  Ma come pensa la Sardegna questa attività dei cattolici? Cosa ci prepara? E’ chiaro che c’entrano i Vescovi. Perché non ci dicono quale destino immaginano per noi? Per le decine di migliaia di disoccupati sardi, per cominciare. E come possono parlare dal pulpito raccomandando ai fedeli sardi coerenza morale, rispetto della sacralità del corpo, con alle porte lo scandalo di Villa Certosa? E poi i dati Istat sull’occupazione in Sardegna. Diminuita in un anno del 5,5%, con un aumento drammatico delle domande di disoccupazione e di cassa integrazione. Giorni fa sulla 131 una lunga fila di trattori pronti a manifestare sventolava le bandiere gialle della Coldiretti. Già in movimento, pentiti, contro le malefatte del Governo regionale al cui trionfo tanto hanno contribuito? No, probabilmente in cima al corteo sventolava la zazzera del nuovo Assessore all’Agricoltura. E i trattori forse sfilavano perché al più presto venissero rimessi in piedi i privilegi della categoria; non di contadini e pastori, naturalmente, ma  quelli del mastodonte “Coldiretti”. Così vediamo sfilare nel pieno della canicola estiva Mario Medde alla guida della CISL. Già deluso? No, è che il gioco può finalmente ricominciare. Il gioco dei privilegi di strutture burocratiche dipendenti cresciute in una  economia e una società che campa di crisi perpetua e di emergenza. Che prospera sulle disgrazie del popolo sardo.

1 Commento a “La primavera di Cappellacci”

  1. Andrea Argiolas scrive:

    Sembra di assistere ad un progressivo moto andante a ritroso, come se fossimo stati direttamente teletrasbordati in pagine opache e mestamente malinconiche di S. Satta: dritti tra braccia conosciute e diffindenti, dritti a su connuttu, l’indole tragica alla sopportazione ad libitum della sofferenza, percepita come inevitabile e imperscruttabile volontà divina. Insomma, è grave colpa nostra: Dio ha avuto un occhio di riguardo per i Sardi, nel febbraio scorso, anche se Donna Vincenza è sempre curva sulla sedia a contemplare la sua tragedia esistenziale alla timida fiamma della “cozzina” ancora accesa. Diamo atto alla Curia e al Monsignore: i Sardi saranno rimessi al Giudizio ancora una volta, un Giudizio non sottoposto ad alcuna prescrizione temporale.
    Che sarà mai annusare il futuro, seppur incerto e contradditorio, per vedercelo strappare da mani attraenti e sfavillanti di luci che si dicono amiche, amiche del Popolo Sardo? Si tratta pur sempre di democrazia elettorale a forti tinte cattolico-oscurantiste: è stato come essere scaraventati a calci in culo nel medioevo. Amen

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