La speculazione energetica è arrivata. Nel Sulcis Iglesiente aprono i cantieri

6 Aprile 2024

[red]

Il 5 aprile 2024 L’Unione Sarda ha riportato in prima pagina la notizia dello “sfregio alle porte del Marganai”, il riferimento è all’enorme sbancamento in corso da qualche settimana (ma di cui non era uscita notizia pubblica) per la realizzazione del plinto che sorreggerà la prima mega pala eolica sarda. Pubblichiamo il comunicato del Comitato di difesa del territorio del Sulcis – Iglesiente.

Mega pala perché? Perché si tratta di una pala con il pignone fissato a un’altezza di 200 metri da terra, l’equivalente circa di un palazzo da 60 piani. Le pale previste per questo progetto sono tre, una affianco all’altra.

Il progetto in questione, presentato da una ditta piemontese ha origini lontane, ma non è un caso che abbia preso forma in questi ultimi mesi. A fine ottobre una testata indipendente di informazione segnalava la presenza dei cartelli di apertura del progetto riportati anche dal quotidiano sardo, notizia alla quale purtroppo non sono succeduti i necessari approfondimenti, e così oggi ci troviamo con 1400 metri cubi di cemento armato nelle campagne di Domusnovas. Siamo consapevoli che fermare questo progetto sia ormai quasi impossibile, ma questo è solo l’avanguardia delle centinaia presentate in ogni angolo dell’isola, mare incluso.

Questa esperienza speriamo ci serva da monito, da lezione, affinché i nostri territori vengano monitorati e difesi, in nome di una transizione energetica sostenibile e adatta alle esigenze di chi i territori li vive, e non dei profitti delle aziende.

Le cattive notizie non si limitano però a questo progetto.

Da alcune settimane una nave ancorata a Portovesme sta effettuando sondaggi in tutto lo specchio d’acqua che va da Capo Sperone a Pan di zucchero. In questo tratto di mare sono stati presentati progetti per quasi trecento pale eoliche off shore dall’altezza media di circa 250 metri (tutti i dati precisi sono consultabili nei singoli progetti sul sito del ministero).

Qualche giorno fa, in uno dei terreni presso Nuraxi Figus, dove dovrebbe sorgere la sottostazione di trasformazione Terna ignoti (si immagina operai Terna) hanno svolto dei carotaggi senza avvisare il proprietario, che tempo fa si era rifiutato di vendere e per questo potrebbe subire l’esproprio forzato.

In altre zone della Sardegna la situazione è analoga, su tutto riportiamo quanto accade tra Selargius e Terra mala, dove sono stati aperti i primi cantieri per il Tyrrhenian Link, e dove si stanno svolgendo carotaggi a terra e mare ogni giorno.

Come detto fin dalla nascita del nostro Comitato, non siamo assolutamente contrari alla Transizione energetica, siamo però seriamente preoccupati di come questa si sta preannunciando.

Siamo preoccupati perché nonostante le esplicite richieste alle amministrazioni locali di esprimere una posizione chiara e di condividere le notizie in loro possesso con i cittadini questo non avviene, e dobbiamo scoprire mezzo stampa che l’Iglesiente avrà un altro triste primato, cioè quello di ospitare la prima mega pala eolica.

Ci chiediamo quindi: perché le amministrazioni di Domusnovas e Musei non hanno informato la cittadinanza attraverso un’assemblea pubblica di cosa sarebbe accaduto?

Perché i sindaci di Carloforte e Sant’Antioco non rispondono alle mail inviategli dai loro cittadini che richiedono informazioni sull’avanzamento dei progetti? (cosa fatta invece dal sindaco di Portoscuso).

Perché il sindaco di Iglesias (che ci risulta essere in area politica Todde, quindi contrario alla speculazione energetica), non si esprime sulla questione e non fa infomrazione sui progetti di pertinenza del comune di Iglesias?

Ciò che si prospetta all’orizzonte è paragonabile, in parte, a ciò che accadde con le miniere, un assalto a tutto il territorio, per lo sfruttamento e la rapina delle risorse (questa volta senza neanche i posti di lavoro), compromettendone l’integrità e i futuri sviluppi e utilizzi, e lasciando un’altra triste eredità di enormi zone da bonificare (sono previsti parchi energetici per migliaia di ettari).

Ci spieghiamo meglio. Anche per rispondere alla sterile polemica di essere quelli che dicono No a tutto, quando invece abbiamo un sacco di Si, da proporre e di cui voler ragionare.

Se in questo momento storico il Sulcis -iglesiente diventasse l’hub energetico che i vari progetti delineano, ci ritroveremmo con un futuro imposto almeno per i prossimi vent’anni, un futuro fatto di  industria energetica che non arginerà l’emorragia emigratoria, non valorizzerà la bellezza della nostra terra e ci imporrà la sgradita presenza di parchi energetici e cavidotti in ogni dove, il tutto per la produzione di un’energia che non è diretta a noi (la Sardegna già oggi produce più energia di quella che consuma) e che non ci darà benefici di sconti in bolletta. Inoltre, questa eventualità non porterà con sé neanche la necessaria, e sospirata, chiusura della centrale Grazia Deledda a Portoscuso, fonte di inquinamento da combustione fossile. Insomma, a parte i soldi che verranno dati a chi  venderà i propri terreni, non capiamo proprio quali benefici dovremmo trarre da questa speculazione energetica, pensata così com’è.

Ci immaginiamo invece un territorio che cerchi di risollevarsi attraverso l’agricoltura, l’allevamento, e il turismo, all’insegna di scelte green che però non rechino più danni dei benefici che producono. Viene pubblicizzata l’energia verde, ma non si parla del verde che viene sottratto: i terreni utilizzati per i parchi energetici rimarranno sterili per decenni per le colate di cemento e ghiaia necessarie ai basamenti di pale e pannelli.

Disinteressarsi ora delle sorti del nostro territorio è un errore che non possiamo permetterci.

Immaginare nella difesa dalla speculazione energetica un utilizzo futuro e condiviso della terra, potrebbe essere una grande esperienza intergenerazionale per rivitalizzare la società, imparando a lottare per la propria libertà e non delegarla.

Non vendiamo la nostra terra, difendiamola.

Su dinai spaciat, sa terra abarrat.

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