Riconversioni e fornaci per biomasse

1 Aprile 2009

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Angelo Morittu

Non è una burla, ma (quasi) senza trucco e senza inganno, l’anno prossimo dovrebbe accendersi la grande centrale elettrica ecologica nella zona  industriale di Cagliari. Nella piana di Macchiareddu verranno montati grandi generatori a bio-diesel,  forni per le biomasse, tetti fotovoltaici e generatori eolici. La nuova bio-centrale elettrica nasce dopo lo scherzo giuocato sulla pelle di migliaia di bieticoltori, illusi che il futuro delle campagne sarebbe stato  nella produzione di bio-carburanti e bio-masse, nuova frontiera per  l’ex-granaio e carciofeto di Roma. La ridefinizione della politica agricola  comunitaria ha infatti comportato una drastica riduzione della produzione di  zucchero europeo ed in particolare in Italia. Gli industriali dello zucchero sono stati abbondantemente indennizzati per la  riconversione dei loro stabilimenti in centrali elettriche e questi in accordo con le principali associazioni degli agricoltori si sono adoperati affinché nelle fabbriche e nelle campagne non scoppiassero disordini, ed in effetti a parte qualche piccola scaramuccia nel Nord-Italia, gli zuccherifici si sono spenti senza troppi clamori.  Eppure la produzione saccarifera sarda ha garantito per diversi lustri un reddito interessante per gli agricoltori, ma sopratutto ha permesso loro quel minimo di rotazione colturale con la monocoltura dei cereali, premessa indispensabile per la tutela della fertilità suolo, garantendo nel contempo anche un certo indotto industriale. Purtroppo gli agricoltori sardi si sono accorti subito che la messa a coltura delle cosiddette colture energetiche è praticamente impossibile in Sardegna a causa del bassissimo prezzo del prodotto da conferire e degli alti costi da sostenere per la produzione, praticamente servirebbe molto più energia di quella ricavabile. Il tempo laverà l’onta, i vecchi agricoltori nel frattempo andranno in pensione e i giovani potranno sempre emigrare e/o inurbarsi. (In)Coscientemente qualcuno ha omesso di considerare il costo dell’acqua, del carburante, dei fertilizzanti e del lavoro in Sardegna, che evidentemente non ha più grandi foreste tropicali da mettere a coltura, rii delle Amazzoni e torme di schiavi da destinare ai lavori forzati. È lampante anche per i profani che se oggi l’agricoltura non produce redditi accettabili con le produzioni destinate all’alimentazione umana e animale non può certo diventare competitiva producendo sostanze da bruciare. Eppure c’è qualcuno dabbene che ritiene che il vorace forno per le biomasse possa essere alimentato dalle frasche provenienti dal governo dei boschi, dei viali e dei giardini, molto bello e molto ecologico vedere migliaia di operai al lavoro nei nostri boschi, ma probabilmente, la loro produzione giornaliera non basterebbe nemmeno a pagare l’acqua che si bevono nelle otto ore lavorative. Questi eco-scienziati quindi non sanno che i caminetti, le stufe e i forni del carasau e delle pizzerie dei sardi vengono alimentati in gran misura dalla legna che importiamo dal continente, non è colpa loro se non hanno mai visto il traffico di libici che sbarcano sulle banchine dei nostri porti. Sicuramente la poesia muterà in prosa quando ci si accorgerà che dentro la fornace per le biomasse finiranno i ben più abbondanti rifiuti solidi urbani mentre i motori bruceranno il ben più economico olio di palma proveniente dal terzo mondo. Ovviamente resta agli industriali la sonante remunerazione dei certificati verdi, regalati senza troppe formalità sulla base di fantasiose  promesse eco-sostenibili e rivenduti a caro prezzo nei paesi sottosviluppati dove continueremo a mantenere le produzioni più inquinanti. Siamo alle solite prese in giro della società civilizzata e civilizzante alle spese del mondo sottosviluppato, prima depredato delle sue materie prime e poi strangolato dal prezzo dello sviluppo. Cambiano i tempi, ma il nostro modello di progresso non cambia, anzi promette di diventare sempre più cattivo nei confronti del terzo mondo e non basterà certo un po’ di vernice verdolina per metterci in pace la coscienza.

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