Turchia e dintorni. Ridere è peccato: la Turchia e le sue donne

16 gennaio 2018
[Emanuela Locci]

Proseguendo il nostro viaggio nella Turchia di oggi, non si può non trattare un argomento chiave della storia e dell’attualità turca: le questioni di genere. Dopo la fondazione della repubblica, la Turchia ha conosciuto una stagione di riforme che hanno trasformato radicalmente la nazione, nata dalle ceneri dell’ormai ex Impero Ottomano. Una parte di queste riforme, volute dal padre della Turchia moderna, Mustafa Kemal Atatürk, riguardava le “questioni di genere”. Le donne turche hanno svolto un ruolo fondamentale nella costruzione della nascente identità nazionale rappresentando attraverso la propria emancipazione, il nuovo volto della Turchia, sempre più vicina ai canoni occidentali e sempre più lontana dal pesante passato imperiale. Il movimento femminista diventò parte integrante dell’impegno modernizzatore di cui si faceva portavoce il kemalismo. Le donne ottennero il diritto di voto attivo e passivo nel 1930 a livello locale e nel 1934 a livello nazionale. La condizione femminile conobbe quindi un notevole miglioramento, anche se si deve dire che non sempre i formali diritti teorici trovavano poi applicazione nella vita sociale, quotidiana delle donne. Notevoli, infatti, le discrepanze di condizione tra le donne residenti nei grandi centri urbani rispetto a quelle che vivevano nelle zone rurali, spesso relegate negli ambiti familiari strettamente tradizionali.

Nel corso dei decenni i diversi governi che si sono succeduti alla guida del paese cercarono di migliorare la situazione delle donne, incrementando ad esempio le scuole e cercando di favorire l’inserimento scolastico femminile, che nelle zone più periferiche risulta tutt’oggi non abbia ancora raggiunto il 100% delle donne. Si è cominciato a trattare le questioni di genere come problema politico solo dalla metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Gli anni Novanta videro una donna, per la prima volta nella storia turca, alla guida del governo. Tansu Çiller fu eletta nel 1993 e tra alterne vicende rimase in carica per circa tre anni.

I primi anni del Duemila furono significativi per il riconoscimento dei diritti delle donne: nel 2002 furono riformati i codici civile e penale: i diritti di uomini e donne in tema di matrimonio, divorzio e diritti di proprietà sono stati equiparati. Importanti passi avanti sono stati compiuti anche nel 2005 quando è stato modificato il codice penale in modo da rendere più pesanti le pene per i rei dei delitti d’onore.

Proprio da questo orrendo crimine si vuole partire per parlare di quale sia oggi la condizione femminile nel paese.  Malgrado esistano delle leggi contro il delitto d’onore, si è notato che questo tipo di reato non è spesso percepito come tale e quindi non è disapprovato da una buona parte della società civile.  Questi casi hanno una notevole incidenza numerica nelle zone rurali, ma ora, anche a causa della migrazione di massa da queste zone verso i grandi centri urbani, si è registrato un aumento di questo tipo di reato anche nelle metropoli.

Un altro reato che interessa la società turca è quello della violenza domestica, che tocca dei picchi percentuali elevati: secondo uno studio ormai datato, ma sempre valido nel 2009, quasi il 50% delle donne intervistate ha dichiarato di aver subito violenza fisica o sessuale dal proprio marito. Nonostante gli sforzi messi in campo dal governo nel corso degli anni questi dati, non si sono ridimensionati. Del resto le politiche portate avanti dal governo del partito al potere, l’AKP non sembrano produrre sostanziali miglioramenti rispetto alla condizione femminile. Le politiche governative propongono un modello femminile legato alla tradizione, la donna dovrebbe essere innanzitutto moglie e madre: famosi i proclami propagandistici in cui si invitano le famiglie a procreare almeno tre figli (poi cinque, visto che dopo il primo invito, le percentuali delle nascite sono scese ulteriormente).  Questi propositi governativi, hanno secondo molte associazioni femminili il chiaro scopo di escludere le donne dalla sfera pubblica, dal mondo del lavoro, per isolarle nella sfera domestica, così da frenarne l’emancipazione. I dati del resto sono allarmanti, attualmente le donne impegnate in politica ad esempio sono molte meno rispetto agli anni Novanta, il tasso di occupazione femminile è del 26%. Non meno discusse le posizioni di alcuni esponenti governativi che invitavano le donne a non sorridere in pubblico, o a vestirsi in un modo ritenuto consono alla difesa dell’onore della stessa donna. Questi “paterni consigli” hanno provocato grande sdegno e proteste sia in seno alle organizzazioni femministe, sia nell’opposizione dei partiti più moderata e progressista rispetto a questi temi.

Un altro dato molto preoccupante è quello relativo ai matrimoni precoci, quando per precoce evidentemente si intende l’età della sposa. Questo fenomeno che sembrava debellato in realtà è tornato prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni. La Turchia con il suo 14% è seconda solo alla Georgia (17%) per quanto riguarda l’incidenza percentuale di questo fenomeno. Questa triste statistica riguarda sostanzialmente le ragazze, perché per i maschi il matrimonio è subordinato al compimento del servizio militare e all’ottenimento di un’occupazione. Un altro problema che si pone è che spesso questi matrimoni non sono riportati nei registri statali, per cui è difficoltoso avere una conta esatta dei casi, ed è questa una difficoltà che spesso frena gli studi su questo fenomeno sociale. Ci si chiede quali siano le ragioni che inducono le famiglie a imporre un matrimonio in così giovane età. Le ragioni sono molteplici: spesso una figlia è considerata un fardello economico, nonché un fattore di rischio per l’onore della famiglia. L’associazione Uçan Süpürge Kadın İletişim ve Araştırma, fondata nel1996 ad Ankara, lotta per la parità di genere, e negli ultimi anni ha intrapreso una battaglia contro il fenomeno delle spose bambine. Il 25 novembre scorso si è celebrata la giornata contro la violenza sulle donne e a Istanbul, come in altre città turche, si è organizzata una marcia che ha sfilato lungo una delle vie più importanti della città, Istiklal Caddesi. La manifestazione aveva l’obiettivo di far presente che la situazione delle donne in Turchia è peggiorata. Infatti, ad esempio i femminicidi sono in costante aumento, nel 2017 secondo una prima stima, al mese di novembre sono 379 i casi registrati. Le donne denunciano anche una serie di iniziative statali, che mirerebbero a istigare la violenza sulle donne, ci si riferisce in particolare al potere conferito alle autorità religiose di registrare i matrimoni, rendendo di fatto impossibile il controllo sull’età dei coniugi.

In conclusione, mentre nella prima età repubblicana le donne hanno conosciuto un miglioramento della propria condizione, sia dal punto di vista giuridico, sia sociale, oggigiorno le donne sono costrette a far fronte a una crescente violenza, sia in ambito privato, sia in quello pubblico, perché, di fatto, lo Stato pone in essere misure che sminuiscono i diritti femminili.  La Turchia ha ratificato la Convenzione di Istanbul, pietra miliare dei diritti umani, ma i diritti delle donne sono messi a dura prova ogni giorno.

[Della stessa autrice leggi anche 1) Turchia e dintorni. La nuova Turchia di Erdoğan, 2) Turchia e dintorni. Vivere lo stato di emergenza, 3) Turchia e dintorni. Una donna sfida l’egemonia di Erdoğan, 4) Turchia e dintorni. Osman Kavala il mecenate che disturba Erdoğan5) Turchia e dintorni. Ritratto degli eredi politici di Atatürk 4) Turchia e dintorni. La stretta di Erdoğan sulla libertà di stampa]

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