Giornate del respiro, performance che diventano resistenza
19 Giugno 2026
[Claudia Pizzati]
Il festival di arti performative Giornate del Respiro, organizzato da Sardegna Teatro con la direzione artistica di Giulia Muroni, ha presentato per la sua sesta edizione cinema, talk, spettacoli e concerti. In nome della resistenza a un mondo sempre meno respirabile, hanno conquistato la scena performance di atmosfera, immaginari stravolti e linguaggi pop.

Nella sede di Sa Manifattura, Anixi di Alexia Sarantopoulou racconta una malinconia languida, la sensazione di vuoto in una stanza che diventa giardino. La focalizzazione ricade sul gesto: sono assenti trama, dialogo e personaggi; le performer (Fedra Morini e Ondina Quadri) compiono azioni sconnesse senza entrare in contatto tra loro. Su piani distinti si spogliano, tagliano ciocche di capelli o si specchiano. Due uniche fonti di luce, tenui, si spostano. La figura sul fondo recita Jarman, O’Hara e Kavafis. L’altra suona Lena Platonos; alla melodia però subentra rapidamente la distorsione. Il disagio, il disturbo, diviene assordante. Le performer incollano a terra alcuni poster di fiori; li percorrono. Il paesaggio intimo assume forma materica, tangibile. Sulla parete è appesa la foto di una rosa soltanto. Anixi, “primavera” in greco, vuol dire apertura. Durante gli applausi viene poggiata sul prato fiorito la bandiera della Palestina. Lo spettacolo è una mutevole introspezione – fragile e algida insieme. È romanticismo e accettazione del lutto. Desideri estetizzanti combattono con disarmonie e dissonanze, in un equilibrio sempre, ostinatamente, incerto.
Lucia Di Pietro porta sulla scena, all’EXMA – Centro Comunale d’Arte e Cultura, una performance che oscilla tra un non-sense intriso di immaginario vogueing e Star Crap method (ideato da Velez-Jackson) e una forte critica animalista e anticapitalista. KaraOCHEè la rottura dell’elemento melodico; impiega il linguaggio dell’assurdo: un’oca (Nicola Simone Cisternino), una custode di cigni (Giordana Patumi), un’aragosta (Lucrezia Palandri) e una tacchina arrosto (Lucia Di Pietro) si alternano sulla scena, ciascuno presentando con una canzone alla slot-machine la propria storia. Sono ricalcati con ironia i talk-show, il mondo rap e la letteratura inglese ma vengono reinventati per una stroncatura della realtà contemporanea. I brani musicali offrono spunti di riflessione su sfruttamento, maternità, genere, vita e morte. Melodico e antimelodico, razionale e irrazionale si susseguono e mescolano continuamente. L’ultima canzone racconta il giorno del Ringraziamento e proietta il video in loop della preparazione del tacchino, evidenziando il disagio e la nausea di una grande abbuffata in ottica vegan. Il riferimento al pubblico è costante, il tono leggero ma tagliente. L’approccio surreale – e surrealista – poggia quindi sulla dimensione concreta; evidenzia le problematiche della vita ai margini, del patriarcato, dell’ossessione sul cibo, del rapporto tra dignità e mortalità. Il karaoke-show esprime il rovesciamento simbolico della norma e, soprattutto, la rivendicazione di uno spazio.

All’interno della struttura dell’EXMA Angelo Petracca agisce su un non-luogo: Kittens è una performance radicata nel bianco asettico di una stanza. L’attenzione è interamente rivolta agli interpreti (Angelo Petracca e Verciana Gelao), intrappolati in tute colorate e deformati dal trucco glam. Con espressioni enfatiche e innaturali, si muovono lentamente nello spazio, imitano il cuore con le mani e mandano baci. L’insistenza sull’estetica kawaii e la riproduzione in loop delle musiche virali sui social evidenziano il carattere compulsivo e alienante dello scrolling. I performer ballano sempre con maggiore fatica, a tratti colpiti dalle luci rosse e dalla manipolazione del suono. L’immaginario pop suggerisce una più ampia riflessione sul tema della spersonalizzazione – che affligge tanto l’utente quanto il creator nelle piattaforme digitali e video. Sulla scena compare il giocattolo di un cagnolino meccanico al quale vengono offerti continuamente nuovi premi. I performer si allontanano, imitandone le movenze ossessive. Il giocattolo rimane solo sulla scena: è la ricerca spasmodica di nuovi contenuti.
Questo contenuto è stato realizzato nell’ambito degli insegnamenti di Discipline dello spettacolo dell’Università di Cagliari.







