La prima, nuova consapevolezza: la natura, l’ambiente

1 Aprile 2020
[Massimo Dadea]

Sigmund Freud, già agli albori della psicanalisi, ha affermato che il trauma più profondo può diventare l’opportunità per una ripartenza, per un nuovo inizio. A questo deve servire la pandemia da Covid-19. Questa vita sospesa, questa vita senza tempo, deve diventare l’occasione per una nuova consapevolezza. Ed allora iniziamo a guardare al dopo.

Tutto questo non per fare professione di uno sciocco ottimismo, ma perché il nostro sguardo deve andare oltre l’angoscia del presente e proiettarsi verso un futuro che noi tutti ci auguriamo quanto mai prossimo. La prima nuova consapevolezza. La pandemia da coronavirus non è dovuta ad un destino cinico e baro e neanche ad una maledizione divina: è il frutto della stupidità dell’uomo, del suo rapporto malato con la natura e l’ambiente.

Sono i nostri comportamenti che rendono possibile l’insorgenza delle pandemie, che creano le condizioni perché virus normalmente silenti si virulentino diventando aggressivi per l’uomo. La violenza perpetrata nei confronti della natura, gli insulti che quotidianamente vengono inferti all’ambiente sono la causa prima dei nostri mali. Per usare le parole di Erri De Luca, la natura è “lo spazio della nostra assenza”, l’ambiente è “lo spazio della nostra presenza”, è il “luogo del nostro insediamento”. La conseguenza della pandemia è quello di “interrompere l’effetto dell’attività umana”. L’effetto pausa rianima l’ambiente. Per la terra, il cielo, l’acqua, è una tregua. La natura prima o poi si vendica.

Quei corpi inerti attaccati ad un respiratore, quei corpi allineati dentro bare di un colore solo, a cui sono stati rubati la storia e persino il nome, interpellano la nostra coscienza per le scelte scellerate che abbiamo fatto in questi anni spensierati. Ricordiamocelo, quando tutto questo sarà finito.

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