Marco Sini sulle rivolte popolari in Sardegna del Maggio 1906
27 Maggio 2026
[red]
120 anni fa, nel maggio del 1906 in Sardegna scoppiarono diffuse rivolte popolari con manifestazioni, scontri tra dimostranti e carabinieri o soldati che determinarono morti e feriti, arresti e processi in quello che è definito il più grande conflitto sociale che la Sardegna ha vissuto nel primo ‘900. Su quelle rivolte il manifesto sardo ha pubblicato due articoli di Marco Sini, il primo sulle rivolte in tutta la Sardegna e il secondo su ciò che accadde nei paesi del circondario di Cagliari. Oggi con questa intervista a Marco Sini sulla rivolta e le dimostrazioni che nei giorni 13, 14 e 15 maggio 1906 si svolsero a Cagliari città, concludiamo il ciclo dedicato a questo 120° anniversario.
Marco, nei due tuoi recenti articoli su Il Manifesto Sardo hai scritto sulle rivolte popolari che percorsero l’intera Sardegna nel maggio del 1906, esattamente 120 anni fa, nel primo hai indicato una bibliografia utile per gli approfondimenti specifici, e tra gli autori consigliati hai citato Francesco Cocco e alla fine del secondo fai riferimento a suoi interventi specifici.
Sì, perché Francesco Cocco, tra i tanti meriti, ha avuto anche quello di essere uno studioso e esperto della rivolta popolare e delle manifestazioni della città di Cagliari che ebbero luogo in quel maggio del 1906. Ho indicato in particolare uno degli ultimi interventi di Francesco Cocco sul tema. Ne aveva scritto su L’Almanacco di Cagliari negli anni ’90 e in altri scritti e saggi successivi. Nell’aprile del 2010, quando ero sindaco di Monserrato, fu relatore proprio su quei fatti e fece cenno anche sui carrettieri monserratini che ne furono protagonisti. Ho indicato una sua lunga intervista-dialogo che fece sul tema su Democrazia Oggi in due puntate nel 2011, sollecitato dalle domande di Andrea Pubusa.
Nei giorni scorsi su L’Unione, all’Università e in città, ci sono stati scritti e si sono svolti eventi importanti sulla rivolta popolare di Cagliari del maggio 1906. Ma che cosa succede a Cagliari in quelle giornate tumultuose del maggio 1906?
Si tratta di eventi importanti per la tenuta della Memoria civile cagliaritana, si tratta di fatti storici importanti che sono stati rievocati con scritti, un convegno e le apposizioni di Targhe di Memorie in ricordo dei protagonisti di quelle lotte: le sigaraie della Manifattura Tabacchi e i due ragazzi rimasti uccisi negli scontri che videro i dimostranti sparati dai soldati.
In quella metà di maggio del 1906 dapprima ci furono principalmente le proteste contro il carovita e i salari di fame che esplosero a Cagliari e da qui «contagiarono», come fu scritto allora, gran parte della Sardegna, determinando quella che è riconosciuta come la più ampia e drammatica protesta sociale e popolare che si sia svolta nell’età contemporanea in Sardegna.
Qual è la causa del malcontento?
Le rivolte popolari avevano avuto origine da diverse cause: dalla crisi economica generale che si innescava però in situazioni specifiche, che in Sardegna furono diverse dà luogo a luogo e praticate da differenti categorie operaie e popolari. È difficile risalire a un’unica scintilla che ha determinato le singole rivolte popolari. Le rivolte operaie, contadine, bracciantili, dei carrettieri, delle sigaraie, di alte categorie e delle popolazioni, sia urbane che rurali, esplosero in conseguenza di una crisi generale dell’economia sarda, resa più accentuata dal crescente caro vita e dalle innovazioni tecniche che furono introdotte nella struttura produttiva dell’isola, nei modi nei quali si era avviato il processo di industrializzazione dalla fine dell’800 ai primi del ‘900 e nelle forme che andava assumendo il conflitto operai-padronato, specie a causa dei salari di fame e del pesante sfruttamento e perpetrato da un capitalismo di rapina e oppressivo.
Uno dei dati più rilevanti: Cagliari da città “tranquilla” sul piano sociale improvvisamente si mostra come una città “rivoluzionaria” che assume la leadership della lotta operaia e popolare. Come spiegare questo mutamento?
Si Cagliari in quel maggio del 1906 assume un’anima rivoluzionaria perché la condizione sociale degli strati operai e popolari, ma non solo, diviene sempre più insopportabile, al limite di sopravvivenza. L’Unione sarda di quei giorni ci informa ad esempio che è morta “di inedia” tale Fedela Boi. Ecco spiegato questo mutamento. Ciò perché il malessere operaio e degli strati più poveri della popolazione aveva cominciato a crescere fin da febbraio, quando i portuali di Cagliari erano scesi in sciopero per un compenso salariale più alto, seguiti dai commessi dei negozi che rivendicavano il riposo settimanale, dai panettieri per la riduzione dell’orario di lavoro, infine dagli operai delle poche realtà industriali, e dalle operaie della Manifattura Tabacchi, per la loro condizione in fabbrica e per il caro vita. Molte di loro saranno le vere protagoniste delle lotte sindacali iniziate a febbraio e culminate nel «maggio cagliaritano».
Il movimento di lotta che né derivò scoppiò il 13 maggio dopo un grande comizio popolare convocato al Bastione di Saint Remy con conseguenze anche drammatiche perché ci furono 2 morti, molti feriti e distruzioni: rotaie divelte, carrozze tranviarie capovolte e vagoncini merci con botti buttati a mare dai carrettieri monserratini, pirresi e quartesi. Il giorno dopo, il 14, ci fu una grande manifestazione di protesta che vide ancora come protagoniste le sigaraie della Manifattura Tabacchi e che coinvolse quasi tutte le categorie operaie. Ciò portò a uno scontro con il sindaco Ottone Bacaredda e all’intervento repressivo della truppa.
Baccaredda come si comporta?
In una prima fase Baccaredda riceve le delegazioni dei dimostranti e i capi che rappresentano il movimento di lotta ma poi pare che sottovaluti la portata della situazione che si è determinata e si irrigidisce determinando un analogo irrigidimento dei manifestanti. Poi c’è quella risposta di Bacaredda alle proposte delle sigaraie sul caro vita e in particolare alle richieste di intervento su Quarta Regia e sulle celle frigorifere del mercato e si ha la rottura.
Il sindaco pronunciò davvero queste parole davanti ai manifestanti? “….se le triglie costano due lire al chilo faccio tanto di cappello e compro baccalà”?
Si le pronunciò veramente! Qualcuno tende ad attribuire la frase ad altri, ma è lo stesso Bacaredda ad ammetterlo nel suo libro di memorie “L’89 cagliaritano”, quando scrive, testualmente, in risposta alle proposte delle sigaraie: “…. ora, sapete voi com’egli (chi acquista pesce al mercato n.d.r.) si vendica delle esorbitanze dei pescivendoli? Quando, per esempio, le triglie vanno a 2 lire il chilogrammo, fa loro tanto di cappello e compra baccalà».
Questa frase può essere la causa dell’inasprimento delle manifestazioni? Non saprei dire, fatto sta che ai comizi al Bastione, le rappresentanti sindacali delle sigaraie Floris, Nieddu e Marini la riportarono e dichiararono il loro risentimento per quella frase pronunciata dal sindaco e per il fatto che le due principali richieste (abolizione della Quarta Regia ed eliminazione delle celle frigorifere) sono state da lui respinte. Dopodiché fu votato un ordine del giorno per proseguire lo sciopero e le manifestazioni
Chi sono le due vittime?
Durante gli scontri tra manifestanti e soldati erano caduti a terra e morti due ragazzi, uno di 16 anni, il manovale Adolfo Caulino (noto Cardia), come ha precisato Francesco Abate nella rievocazione, e l’altro di 19 anni, il fruttivendolo Giovanni Casula, oltre a una trentina di feriti, tra cui molti ragazzini (is picciocheddus de crobi). Ciò esasperò ancora di più gli animi e le manifestazioni proseguirono nonostante le dimissioni dello stesso sindaco Bacaredda il 14 maggio.
Quali aree della città sono teatro degli eventi?
Principalmente le vie di Castello, perché lì c’era il Municipio e l’interlocutore principale dei manifestanti (il Sindaco Bacaredda), la via Roma e in particolare la zona del porto, il piazzale della stazione delle Ferrovie Reali, il terrazzo del Bastione dove si tenevano le assemblee e i comizi e, naturalmente, Viale Regina Margherita dove aveva sede la Manifattura Tabacchi.
L’epicentro della mobilitazione è la Manifattura Tabacchi. Le sigaraie danno slancio alla protesta.
Certo, l’epicentro è la Manifattura Tabacchi e le operaie della manifattura (le donne erano circa 500 e 100 gli uomini) sono state le principali protagoniste della protesta.
Chi sono i leader della protesta?
Dirigenti politici e sindacali socialisti, repubblicani e radicali che l’avevano organizzata e sostenuta, come l’avv. Efisio Orano, capo socialista, i dirigenti delle leghe sindacali di categoria che costituiranno il primo embrione della Camera del lavoro di Cagliari che si costituirà un anno dopo, nel 1907, la sezione repubblicana e il segretario della sezione di Cagliari del partito radicale, Ciro Guidi. A questo gruppo dirigente però a un certo punto, causa i due manifestanti morti e i numerosi feriti, il 14 la guida della protesta era sfuggita di mano quando chiesero ai manifestanti nell’assemblea del pomeriggio di cessare lo sciopero e le manifestazioni anche in presenza delle dimissioni di Bacaredda.
Le autorità intervengono in modo molto duro. Con quali metodi?
La repressione attuata dalle autorità prefettizie, della pubblica sicurezza e con le truppe dell’esercito in prima linea armi in pugno fu durissima, a Cagliari e in tutte le altre località e zone della Sardegna dove si erano verificate le proteste poi trasformate in vere e proprie rivolte popolari passate alla storia come “i moti del maggio”. Lo stesso capo del governo Sonnino inviò in rafforzamento alle truppe di stanza a Cagliari ben 5.000 soldati.
Come cambia la città dopo quelle giornate?
Questa domanda pone un tema che ha bisogno di approfondimenti che gli storici sardi dovrebbero esplorare. Io, anche grazie alla pregressa esperienza di dirigente sindacale della CGIL, posso dire che quelle giornate di lotta popolare hanno sicuramente contribuito a determinare negli strati operai e popolari cagliaritani una nuova consapevolezza per continuare a lottare per l’acquisizione di diritti sindacali, sociali e civili fino ad allora negato o molto limitati.







