Turchia e dintorni. Sentirsi in pericolo

16 Febbraio 2018
[Emanuela Locci]

Con cadenza quindicinale scrivo un piccolo contributo per la rubrica Turchia e dintorni ospitata all’interno de Il Manifesto Sardo. Anche questa settimana mi apprestavo a preparare l’articolo incentrato sulla visita del presidente turco Erdoğan a Roma, avevo deciso di porre l’accento sugli incontri blindati che ha avuto con Papa Francesco, Mattarella e Gentiloni.

Volevo soffermarmi sulle manifestazioni di protesta organizzate dai curdi, che vogliono far sentire la propria voce per ciò che riguarda la spinosa questione dell’attacco turco al territorio siriano dove è presente un’enclave curda, l’ormai tristemente famosa Afrin. Volevo scrivere del silenzio internazionale rispetto a questa guerra che sembra non interessi nessuno, stavo anche per fare un piccolo resoconto sugli affari che la Turchia fa con l’Italia, sulla famosa cena con gli imprenditori e Confindustria, toccando magari anche i collegamenti tra Turchia e Qatar e gli ingenti interessi economici che legano l’Italia alla Turchia: basti pensare all’affare del gasdotto che porta il gas dell’Azerbaijan fino in Italia. Insomma l’Italia e l’Europa, oltre agli Usa, vogliono che i rapporti con Erdoğan vadano a gonfie vele.

Anche in considerazione del recente avvicinamento della Turchia alla Russia di Putin, rapporti che si sono ulteriormente rafforzati dopo l’acquisto da parte turca di ingenti quantitativi di armamenti, tra cui i missili S-400. Si, volevo scrivere di questi temi, ma questa mattina, in tarda mattinata ho ricevuto una mail da Istanbul. Anticipo che la mia specializzazione accademica riguarda la storia della massoneria in Turchia e nell’area sud orientale del Mediterraneo. Da circa due mesi stavo cercando di mettermi in contatto con i vertici di una delle Obbedienze massoniche che operano in Turchia. E oggi ho ricevuto la famosa mail, in un inglese asciutto la loro risposta è stata: We have been informed about your request. Du to critical situation of country, unfortunatlty we dont prefere to publish any information about freemasonry in Turkey.

Sono passati ormai quindici anni da quando ho iniziato i miei studi su questa Istituzione e mai mi era capitato di ricevere una risposta di questo genere. Ho iniziato i miei studi proprio dalla Turchia, e ho sempre avuto la massima e collaborazione da parte delle obbedienze, che senza nessuna restrizione mi hanno ospitato nelle loro sedi e nei loro archivi. Anche quando hanno subito attacchi, come nel caso del 2004 quando due terroristi fecero esplodere quattro bombe nel ristorante che si trova all’interno della sede della massoneria, provocando due morti, la loro posizione verso i visitatori esterni non è cambiata (l’attentato è stato compiuto a marzo ed io fui accolta nei loro archivi pochi giorni dopo).

Il fatto che io fossi donna, non massona e straniera non è mai stato un problema, anzi il fatto che una studiosa si interessasse alla loro storia ha sempre rappresentato un motivo in più per dimostrarsi collaborativi. Quindi la replica di questa mattina che mi ha fatto fare un passo indietro, a riflettere su quale sia la situazione delle persone che vivono in Turchia e che probabilmente non condividono le idee del Presidente e del suo partito/governo. In particolare ho riflettuto su quale sia la situazione in cui versano gli esponenti della massoneria, associazione presente in Turchia da circa trecento anni e che accoglie nelle sue logge una sostanziosa porzione della popolazione molto vicina all’occidente e ai concetti quale laicità e progresso. In Turchia operano numerose Obbedienze massoniche, maschili, femminili e miste, e questo da anche il senso della profonda libertà di associazione non solo in senso massonico, ma in generale nella società turca. Ho riflettuto sui pericoli che affliggono le libertà personali, sul fatto che le persone non si sentono al sicuro nell’essere se stesse e nel coltivare i propri interessi.

Questa mail mi ha fatto fare anche due passi avanti. Una considerazione che deriva dalla mia formazione storica: quando un’istituzione come quella massonica ritiene necessario tenere un basso profilo e si ritrae dalla scena pubblica, significa che la situazione politica e sociale in quel determinato contesto non è favorevole per ciò che riguarda le libertà personali, di associazione, di espressione e di stampa. Tutti questi ambiti sono già stati trattati nei contributi precedenti, quindi quella mail è solo l’ennesimo riscontro di quel che accade oggi in Turchia. In Turchia non vi è più libertà, e questo dovrebbe far riflettere l’Europa. Ma a quanto sembra i paesi europei sono molto interessati ai propri interessi economici, alle questioni diplomatiche, e poco al tema della libertà, e non sembrano parimenti interessati a quello che accade appena fuori dai nostri confini.

L’altro passo che ho fatto è stato scrivere questo articolo, perché resti alta l’attenzione verso questo paese, non si dimentichi la sua importanza strategica ma ancora di più non si dimentichino le persone che stanno passando la propria vita nelle carceri, o che convivono con la paura di finire nelle maglie della legge. Con l’auspicio che non abbia ragione un mio maestro accademico quando dice: L’anno prossimo potrebbe essere peggio.

[Della stessa autrice leggi anche 1) Turchia e dintorni. La nuova Turchia di Erdoğan, 2) Turchia e dintorni. Vivere lo stato di emergenza3) Turchia e dintorni. Una donna sfida l’egemonia di Erdoğan4) Turchia e dintorni. Osman Kavala il mecenate che disturba Erdoğan5) Turchia e dintorni. Ritratto degli eredi politici di Atatürk 6) Turchia e dintorni. La stretta di Erdoğan sulla libertà di stampa7) Turchia e dintorni. Ridere è peccato: la Turchia e le sue donne 8) Turchia e dintorni. Quando il ramo d’ulivo non è un segno di pace]

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